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Torino ed il Piemonte sono stati inconfutabilmente la culla del motorismo italiano per l’industria automobilistica, e la presenza del più grande numero di produttori ed assemblatori di motociclette che abbia mai avuto luogo in Italia. Il 28 Maggio 1895 si era già svolta una corsa di velocità sulla distanza dei 100 chilometri: la Torino-Asti-Torino: la capitale delle Alpi ambiva al titolo di capitale del motorismo europeo. E dietro la vittoriosa Daimler si erano classificate due motociclette, due Hildebrand e Wolfmuller, la prima moto costruita in serie (1894), guidate dallo stesso Wolfmuller e dal torinese Giovanni Ceirano.
Torino ha visto sorgere e sparire oltre 102 costruttori di motociclette, oltre 200 “marchi”, che salgono a oltre 240 riferiti a tutto il Piemonte. La storia motociclistica che vogliamo preservare e raccontare con il Registro Storico delle Moto Torinesi e Piemontesi è lunga e corposa. Piccoli costruttori di motociclette come Borgo, Della Ferrera, Garabello, Grignani, SIAMT, Patriarca, Rigat, Rosselli, tutti caratterizzati da alto livello qualitativo e grande perfezione tecnica, i segni distintivi della produzione torinese. Ricerca maniacale della precisione di costruzione e montaggio, scelta dei migliori materiali, tutto “fatto in casa”. Questo atteggiamento da un lato rende le moto torinesi e piemontesi pregiate per i collezionisti, ma è stato la prima causa della loro fine. Convinti di conservare la propria identità al punto di evitare di associarsi ad altri produttori i costruttori di Torino e del Piemonte non riuscirono a risollevarsi dalle crisi economiche causate da ben due guerre mondiali.
È innegabile che l’inarrestabile crescita dell’industria automobilistica vide la FIAT assorbire tutte le risorse industriali torinesi e piemontesi lasciando nessuno spazio a piccole produzioni artigianali. Il Piemonte e la Torino motociclistica sono state ricche di soluzioni tecniche innovative come la monoruota di Garavaglia del 1903, la forcella ammortizzata di Borgo, il motore a “otto tempi” della Lynx, il primo scooter, il Volugrafo nel 1939, le moto da corsa dotate di freno anteriore a disco (1925 Fongri), i primi avviamenti a pedale per ciclomotore e poi elettrici. I piemontesi sono stati pionieri anche nella propulsione “ecologica” come le moto elettriche o alimentate a gas, ed anche le prime moto per bambini (1939). Questo enorme patrimonio storico culturale merita di essere trasmesso alle future generazioni e non parliamo solo di tecnica.
Il motociclismo piemontese e torinese è stato la storia di costruttori e piloti, corse e moto club, ingegneri ed appassionati. Il Registro Storico delle Moto torinesi e Piemontesi si prefigge di salvaguardare questo immenso spaccato della nostra storia mediante convegni, manifestazioni, raduni, rievocazioni mostre libri con il pieno sostegno delle altre associazioni che operano nel settore. Ricordiamo che la nostra “storia”data 1895 quando iniziano a circolare le prime vetture, i primi tricicli e i primi motocicli. L’interesse per i nuovi mezzi è subito alto, ben 50.000 persone visitano la prima mostra internazionale di automobili presso la sede delle Belle Arti al Valentino. Nel 1905 viene introdotto l’esame teorico pratico per la patente di guida motociclistica. Lo sviluppo tecnologico è grande, Borgo nel 1911 produce i primi pistoni in lega di alluminio e rame fusi in terra.
All’inizio del 1919, dopo la guerra, sono presenti in Italia solo dieci produttori di motociclette tra cui Borgo, della Ferrera e Fongri. I primi segni di ripresa si vedono all’Esposizione Motociclistica di Milano, i produttori Piemontesi si indirizzano verso le biciclette a motore che sembrano la possibilità più reale per avviare alla motorizzazione un maggior numero di utenti perché hanno agevolazioni burocratiche e fiscali, possono adottare motori da 3,99 HP. Tra i primati torinesi grandi piloti come Vittorina Sambri, la prima donna pilota italiana che nel 1922 ottiene numerose vittorie assolute con la Moto Borgo e nel Marzo del 1927 viene immatricolata un vettura con TO1, cioè la prima targa con la sigla del capoluogo di provincia mentre prima vi era il numero (Torino era 63).
Gli anni trenta vedono ancora ripresa e malgrado la crisi mondiale la motocicletta vive un buon momento. In Torino ed in Piemonte si moltiplicano i piccoli costruttori, la moto è il mezzo di trasporto più popolare, si moltiplicano le corse. Molti come Della Ferrera spingono l’immagine del prodotto sull’affidabilità più che sull’eventuale appoggio della rete di vendita. Nel 1934, ultimo anno prima che le sanzioni internazionali spingano l’Italia all’autarchia, non c’è più convenienza ad importare dall’Inghilterra e la piccola industria inizia a produrre motori, cambi e carburatori su licenza. La stessa FIAT produce i cambi Burman con autarchica industrializzazione. Ma nel 1936 mette in produzione la Zero A, subito ribattezzata “Topolino”: in dieci anni sarà prodotta in diecimila esemplari, contribuendo alla crisi del mercato motociclistico che nel 1937 è ai livelli minimi, con conversione dei costruttori di moto ad altre attività.
Durante la seconda guerra mondiale tutte le attività “civili” sono annientate, Torino è purtroppo un grande obbiettivo industriale che non viene trascurato dagli inglesi, nel solo 1943 oltre ottocento vittime dei bombardamenti, ma in Torino la ITOM già nel 1944 avvia la produzione di un micromotore con trasmissione a rullo, e la SIATA il piccolo micromotore a quattro tempi chiamato Cucciolo sarà primo successo della Ducati. Nel primo dopoguerra la moto diventa sempre più un bene di lusso. Riprende l’offensiva del mercato automobilistico, e riprendono anche le corse ma i tempi fortunati sono finiti Negli anni sessanta nasce il mito di Torino capitale dell’auto gli anni della definitiva scomparsa dell’industria motociclistica da Torino, la Itom chiuderà i battenti a fine anni sessanta. In quegli anni tengono viva la storia del felice artigianato motoristico specialisti delle fuoristrada. Sempre nel fuoristrada i piemontesi saranno attivissimi nel promuovere il cross, con campioni come Sambuy ed Ostrorero, il trial avrà per “culla” le valli del pinerolese. Accostato costruirà moto capaci di portare al Piemonte il titolo di Campione del Mondo.
Questo piccolo riassunto vuole far crescere l’attenzione sulle nostre moto Torinesi e Piemontesi, sulle gare e sui piloti. Le attività del registro verranno presto pubblicizzate per coinvolgere il maggior numero di appassionati, collezionisti, piloti, costruttori.
Febbraio 2009, Mauro Garino, addetto stampa Registro Storico Moto Torinesi e Piemontesi
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