Vecchio cross PDF Stampa E-mail
Domenica 21 Marzo 2010 14:21

Chiacchierata con Mario Bessone
Noto preparatore saluzzese, conosciuto soprattutto per le sue Gilera da 175 cc.

Volendo conoscere meglio la storia di Mario Bessone, classe 1930, uno dei preparatori della mia zona, che mi ha fatto passare notti insonni a sognare le sue moto, quando avevo solo sedici anni, sono andato a trovarlo a Saluzzo (CN), nel salone che ospita la sua concessionaria Suzuki, la prima aperta in Italia, nel lontano 1969, quando la SAIAD di Torino ne ha iniziato l’importazione, per porgli alcune domande.

Quando ti sei appassionato al motocross e quando hai iniziato le tue prime esperienze?

“Quando in Piemonte ha iniziato ad espandersi il motocross, moltissimi meccanici, non essendoci a disposizione mezzi idonei, hanno iniziato ad adattare all’uso le moto che circolavano normalmente su strada, ispirandosi alle moto che i conduttori stranieri impiegavano nelle gare internazionali disputate in Italia.

Tra questi meccanici, c’ero pure io, che nel 1954 ho assistito alle gare di motocross che si disputavano sulle piste del Sangone, di Avigliana e di Pinerolo, dove uno dei maggiori protagonisti era il Conte Raimondo Di Sambuy, rimanendone entusiasta, tanto da iniziare a partecipare alle gare minori nel 1958, insieme ad una bella squadra di amici dei dintorni, preparandomi una Parilla 125 2 tempi scrambler, che ho trasformato in enduro cross, nell’officina di Via Marucchi.

Dopo questa prima esperienza, essendo concessionario Beta, ho deciso di preparare una delle moto che avevo in casa, la Beta “Milano - Taranto”, testandola personalmente in gara, come ho fatto anche in seguito per le altre moto, affidandola poi ad alcuni clienti, elevando la cilindrata da 125 a 175 centimetri cubici, oltre ad apportare numerose altre modifiche, per consentire di impiegare la moto sugli accidentati campi da cross di quel periodo.

Verso l’inizio degli anni sessanta mi sono dedicato alla Aermacchi 250 4 tempi di serie, per la quale ho realizzato un inedito telaio, ma verso la metà degli anni sessanta sono passato alla Montesa, partendo da un modello da enduro, che ho adattato al cross per Franco Rinaudo.

Nel 1966, poiché mio nipote Ivano (futuro campione italiano junior e senior) ha deciso di dedicarsi al motocross, gli ho preparato una Gilera 175, che ha portato al successo già sin dalla prima gara del campionato provinciale di Cuneo e Torino, disputatasi sulla pista di Busca.

Poiché lo spazio del locale di Via Marucchi non era più sufficiente per ospitare sia l’officina che l’esposizione, nel 1969 mi sono trasferito nella più ampia sede, esistente tutt’ora, situata in Via Mattatoio 12.

Le mie Gilera 175, sempre magistralmente condotte da Ivano, hanno conquistato alcuni titoli provinciali ed un titolo regionale con Angelo Silvestro, terminando la loro vita con l’abolizione della classe 175, sostituita dalla 250, nei primi anni settanta”.

Quali altri conduttori hanno portato in pista le tue moto, quasi incontrastate dominatrici del cross minore?

“Mi vengono in mentre, tra gli altri, oltre a quelli già citati, alcuni nomi: Roberto Boano, Giovanni Formento, Fulvio Bessone, Paolo Piron, Antonio Allemand, Flavio Dematteis e Bosticco”.

Perché per le tue trasformazioni hai scelto la Gilera e non altre moto?

“Per prima cosa ero concessionario Gilera e lo sono stato sino a quando è passata alla Piaggio, poi l’ho scelta perché, pur essendo una moto derivante dalla serie, era molto più leggera e maneggevole delle varie Greeves, Bultaco e Montesa, derivate dalle professionali 250, che erano però molto lunghe e pesanti”.

Della Gilera Bessone da cross, ormai praticamente introvabile, gli appassionati ormai conoscono ogni particolare, ma ogni tanto si sente qualcuno dire che ne ha trovata una. Cosa consigli di verificare per vedere se si tratta veramente di una moto preparata da te?

“Innanzi tutto voglio precisare che ci sono in giro molti falsi ben fatti e che è estremamente difficile riconoscere gli originali. Riassumo comunque brevemente gli interventi che venivano effettuati sulle moto, per evitare di trovarsi in casa un falso. La base di partenza era un motore del Giubileo 98 o 125 a quattro marce, che dotavo di un cambio ravvicinato a corsa corta, avente una corsa portata da 50 a 60 mm., con alesaggio di 60,8 mm. e valvole da 32,27 mm. Provvedevo poi a sostituire le bretelle anteriori del telaio con quelle della Gilera 300 bicilindrica, della quale usavo anche il cannotto di sterzo debitamente lavorato, applicando inoltre anche alcuni rinforzi al telaio.

La ruota posteriore veniva sostituita con quella della Gilera Regolarità, che aveva il freno laterale sul lato destro, opposto a quello di serie, per cui facevo passare un rinvio del freno all’interno del tunnel che ospitava in origine il cavalletto mentre per le sospensioni avevo optato per le Ceriani, molto performanti all’epoca”.

Per quale motivo ad un certo punto hai dotato le tue Gilera del tubo di scarico basso in sostituzione di quello alto?

“Verso la fine degli anni sessanta, a seguito dell’esito positivo di alcune prove effettuate, abbiamo sostituito il tubo di scarico cosiddetto alto, del diametro di 32 mm., con quello situato in basso, portato ad un diametro di 35 mm., che ci permetteva di montare getti più grandi all’interno del carburatore, riuscendo così ad aumentare la potenza del motore”.

Oltre alle Gilera da cross, so che hai allestito anche una serie di special stradali da regolarità, per poi passare, terminato il periodo delle Gilera, a dedicarti alle Beta, delle quali eri concessionario da tempo.

“In tutto ho costruito circa trecento moto da cross, ma ho anche preparato alcune moto targate, portando il motore della Arcore da 150 a 190 cc., sostituendo i parafanghi ed il serbatoio originali con altri che mi ero fatto appositamente costruire. Poi nel 1973 ho iniziato a dedicarmi alle Beta, con la collaborazione di mio nipote Ivano, che aveva iniziato a lavorare nella mia officina.

L’Ingegner Bianchi della Beta aveva costruito una 125 da cross e mi ha chiesto se potevamo andare a provarla per esprimere il nostro parere, per cui siamo partiti io, Ivano e Roberto Boano per effettuare la prova sull’impianto di Polcanto. Per le prime gare della 125 sono stati scelti mio nipote Ivano, Paolo Piron ed Antonio Allemand come piloti, poi, nel 1974, è iniziata l’avventura con la 250, costruita, utilizzando per il telaio, parti di derivazione Husqvarna e CZ.

La nostra collaborazione con la casa toscana per la costruzione dei telai e per la preparazione dei motori è continuata sino alla metà degli anni ottanta. Abbiamo costruito anche il telaio della prima moto toscana dotata di mono ammortizzatore, poi la Beta ha lasciato il cross, dedicandosi esclusivamente al trial ed ho deciso di terminare la mia lunga ed intensa avventura con le moto da cross, che mi hanno dato molte soddisfazioni”.

La carriera di preparatore di moto da cross di Mario Bessone si è quindi conclusa verso la metà degli anni ottanta, ma è tutt’ora presente, insieme al figlio Giulio che lo ha affiancato nella direzione del salone, che propone moto Beta e Suzuki, mentre nell’officina opera il nipote Alessandro, figlio di Giulio.

Dario Malabocchia

 

Mario Bessone sfoglia alcune vecchie fotografie

Mario Bessone sfoglia alcune vecchie fotografie

1961 Mario Bessone a Bra con la Beta 175 MI-TA elaborata cross

1961 Mario Bessone a Bra con la Beta 175 MI-TA elaborata cross

Angelo Silvestro in acrobazia

Angelo Silvestro in acrobazia

Una Gilera Bessone 175 cross esposta a Pinerolo

Una Gilera Bessone 175 cross esposta a Pinerolo

Angelo Silvestro, in gara a Briaglia

Angelo Silvestro, in gara a Briaglia

 

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