Vespa 125 bacchetta 1948 PDF Stampa E-mail

La Vespa delle risaie...

La mia storia con la Vespa 125 “bacchetta” del 1948 di mio nonno, o meglio la storia della Vespa con me..., inizia poco più che due anni fa... in un magazzino di una casa di Livorno Ferraris, paese della provincia di Vercelli.

Quella vecchia Vespa era lì... messa in un angolo da decenni... ma sempre lì... come se in fondo avesse saputo che prima o poi qualcuno le avrebbe fatto riscoprire una “nuova vita”!

Dopo un po’ di informazioni prese in maniera amatoriale su internet, parlando con esperti del settore, ecc. scopro di avere per le mani un vero gioiello.

E chi chiamare se non il buon Gianluca?

Appena la vede mi conferma che il mezzo è in ottimo stato ed ha quasi tutte le parti originali, addirittura con diversi optional dell’epoca che non tutti montavano... “ehhh ma sulì a custa...” dicevano...!!!

Ma questa, che è un po’ la storia di ogni mezzo e di ogni suo “padrone” amatore, non è che la premessa per introdurre il vero racconto di cui la mia Vespa che viene dalle risaie è la protagonista.

Quel giorno in cui Gianluca è venuto a Livorno Ferraris a prendere la Vespa, mio nonno, “il Gino” Bianchetti 87enne livornese doc, ha partecipato con ammirazione alle operazioni di carico della Vespa sul furgoncino e lì ha iniziato il suo racconto...

“La Vespa 125 la catala al to bisnonu...” però forse è meglio che continui scrivendo in italiano per facilitare la comprensione ai più, anche se il suo racconto è stato fatto rigorosamente in dialetto vercellese... “e l’ha comprata in sostituzione della ‘98”... pensate voi se il nonno le avesse tenute tutte e due...!!!

“Sai la 125 era già una moto potente... e a noi serviva!”

Con la Vespa il mio nonno infatti ci andava a lavorare... Livorno Ferraris – Novara e ritorno tutti i giorni... e bene che andava... “ohhh sì sì l’andava fin-a fort!!!”... scusate ogni tanto ricasco nel racconto originale...!

A volte... specialmente d’estate... per l’eccessiva calura delle pianure vercellesi, il motore si surriscaldava e dava qualche problema... era il momento di fare una bella pausa sotto una pianta ai bordi di una bella roggia limitrofa alle risaie e fare due chiacchiere con i contadini, con le mondine o semplicemente a dare un colpo di straccio alla candela...!

La vita una volta non era scandita come oggi dal tempo, dalla fretta, dal cellulare che suona... insomma... “se lu fuma nen des... lu fuma dop, tant al ris al ven aut” (questo è un modo di dire vercellese quindi traduco... se non lo facciamo adesso, lo facciamo dopo... tanto il riso cresce).

Non mancava mai, sia d’estate che d’inverno, il classico giornale infilato sotto la maglia a protezione dell’aria, metodo un po’ empirico, ma con la stessa efficacia di una tuta Dainese.

Ma la Vespa del nonno non era solo un mezzo di trasporto indispensabile per il lavoro, ricordiamo che questi sono i periodi del dopoguerra nei quali i trasporti pubblici e a maggior ragione quelli privati, erano scarsamente diffusi e non ancora totalmente efficienti per le esigenze di chi doveva spostarsi quotidianamente.

In particolare nelle campagne il mezzo che la faceva da padrone sulle strade polverose dell’epoca era la bicicletta e quindi si può immaginare come l’avvento della Vespa abbia rivoluzionato il modo di vivere e di spostarsi di chi aveva la fortuna di possederne una.

La parte più divertente del racconto di mio nonno è riferita però ad alcuni aneddoti che vedono la Vespa protagonista in veste femminile guidata dalla mia nonna Lina.

Premetto che la nonna non ha mai avuto la patente di guida... ..

La nonna infatti era solita utilizzare la Vespa per andare a trovare i suoi fratelli e sorelle presso la cascina di “Leri Cavour” percorrendo la strada delle “grange” e approfittando delle eventuali scorciatoie che le fornivano le stradine di campagna.

Durante questi spostamenti... i vicini di casa dei miei nonni erano in apprensione fino a quando il rumore della Vespa non si era ormai perso per le risaie... ma a sostituzione dei vicini, ad iniziare a preoccuparsi erano le rane, i ranocchi e tutti gli animaletti della campagna che fuggivano dal “possente” rombo incombente.

Spesso il nonno era passeggero della spericolata guidatrice e con i capelli dritti (tanto non c’era l’obbligo del casco) e a volte coprendosi gli occhi, cercava di dare qualche consiglio di guida a sua moglie che per ripicca, dopo aver percorso a piena velocità il viale che conduceva alla cascina, passava attraverso il portone dell’aia semichiuso senza il minimo accenno a frenare... (forse anche perché... e questo lo sostiene il nonno... la nonna non sapeva bene come fare...!!!).

Ma la Vespa ha corso anche il rischio di essere sequestrata dalla “guardia civica” del paese...

Le prime lezioni di guida che il nonno cercava di impartire alla nonna, si svolgevano nella via Dante davanti alla casa, terrorizzando il vicinato con furiose accelerate, brusche frenate e cambi di direzione non sempre ed esattamente voluti dal guidatore...

Un giorno però, ad essere terrorizzata dalla guida “allegra” di mia nonna è stata la guardia civica del paese che intimandole l’alt si è vista quasi investire dalla Vespa... e subito dopo lo scampato pericolo, si è messa a rincorrere mia nonna per tutta la via, senza ovviamente che lei accennasse al minimo rallentamento...

La questione si è ovviamente risolta davanti ad un buon piatto di agnolotti e un buon bicchiere di barbera!!! Altro che autovelox...!!!!

La Vespa, specialmente alla domenica, era anche il mezzo di trasporto della famiglia!

Infatti i miei nonni, caricavano mia madre, ancora bambina, in mezzo a loro due, per andare a trovare i parenti o fare una gita fuori porta... e lei regolarmente tornava a casa con il mal di gola!

Il fatto che sulla Vespa ci fossero tre passeggeri, all’epoca non destava molto clamore... a Napoli lo fanno ancora adesso... .!!!

Anche per questo utilissimo mezzo però sono arrivati i tempi bui, nei quali l’evoluzione dei costumi, la maggiore diffusione delle automobili e la loro maggiore comodità, hanno fatto si che la Vespa fosse relegata in quel magazzino dove io anni dopo sono andato a recuperarla.

Ora la Vespa è in un garage di Torino... gira per le strade asfaltate della città e non più per quelle polverose circondate dalle risaie di Livorno Ferraris, ma a tutti coloro che mi fermano ammirati ai semafori e mi chiedono: “che tipo di Vespa è...?” io rispondo:

“è la Vespa delle risaie...”!

Dedicato con affetto al nonno Gino e alla nonna Lina...

Marco B.

 

 

Torna al Dizionario delle Moto d'Epoca >