Io e la Vespa... PDF Stampa E-mail

...ovvero
perché a cinquanta anni ho deciso di acquistarne e restaurarne una d'epoca

Vespa 125 3 marce del 1963 VNB4

La giornata era piacevolmente calda e il bambino, come gli capitava spesso di fare nelle pause tra un gioco e l'altro, si distraeva guardando fuori del balcone della cucina, quello che si affacciava sul cortile, con le gambe che gli ciondolavano dalla ringhiera.

Il furgone, uno di quelli che abili artigiani carrozzieri ricavavano "segando" la carrozzeria di vecchie auto e applicandovi un cassone nella parte posteriore, entrò in cortile e si arrestò di fronte alla serranda di un garage. Spento il motore ne scesero due uomini che, alzata una delle saracinesche, vi entrarono fuoriuscendone quasi subito sospingendo una Vespa color verde metallizzato. Senza apparente sforzo, almeno così sembrò al bambino, la sollevarono di peso e la adagiarono sul furgone stando bene attenti che non subisse danneggiamenti.

Uno dei due uomini risalì sull'autocarro e, dopo aver salutato, riaccese il motore e uscì dal cortile allontanandosi con il prezioso carico del tutto ignaro di essere accompagnato dallo sguardo curioso e rapito del bambino...

Questo è il mio primo ricordo legato alla mitica Vespa perché, come si può intuire, quel bambino di non più di tre anni con le gambe magre che pendevano nel vuoto ero io, i due uomini misteriosi altri non erano che mio padre e suo fratello e la Vespa verde, la stessa della foto che lo ritrae fiero del suo destriero sui colli tortonesi, era la stessa che il mio genitore acquistò da ragazzo e che per molti anni rappresentò il suo unico mezzo di locomozione. Un autentico privilegiato se consideriamo il fatto che in quegli anni, erano i primi anni '50, gran parte della popolazione poteva permettersi di muoversi utilizzando, al massimo, la bicicletta.

Gli anni passarono ma la Vespa continuò a far parte della mia vita di bambino. Non più quella di mio padre, uscita dalla mia vita in quel famoso pomeriggio d'estate, bensì lo scooter di mio zio Santino, irriducibile vespista piacentino.

Le vacanze estive trascorse a Piacenza presso i nonni materni, negli anni in cui ragazze e ragazzi dondolavano con le gambe ad angolo, i giovani innamorati invitavano le proprie fidanzate a farsi mandare dalla mamma a prendere il latte e i bambini andavano a dormire dopo Carosello, mi vedevano attendere impaziente che il famoso zio, famoso per me perlomeno, uscisse dal lavoro e passasse a prendermi con la Vespa per portarmi in gita fuori città sulle sponde del Trebbia, ad allora la parola inquinamento non la conoscevamo nemmeno, per fare il bagno e rinfrescarci dalla calura canicolare particolarmente afosa in pianura Padana. Naturalmente quella della nuotata era assolutamente una scusa, un pretesto bello e buono per avere il motivo di viaggiare con la Vespa fino a destinazione.

E che dire di quelle volte in cui, oltre a me e a mio zio, sullo scooter si viaggiava in tre perché a noi si univa mia zia? Era un'autentica festa poiché, per ovvie ragioni di spazio, io venivo collocato in piedi sulla pedana di fronte a mio zio, vento caldo sul viso e le mani appoggiate al manubrio. Era fin troppo facile, per la fervida fantasia di un bambino, immaginare di essere io stesso a condurre il mezzo in mezzo al raro traffico cittadino di allora oppure in aperta campagna allorquando ci si recava in gita in qualche paese nei dintorni di Piacenza.

Non posso che ricordare con piacere, e un pizzico di nostalgia, quelle escursioni senza che mi ritornino alla mente le soste in quelle botteghe di una volta, quei negozi di campagna dove si vendeva di tutto, dal pettine ai biscotti, dai lacci da scarpe alla farina.

C'è una cosa, in particolare, che mi torna in mente ripensando a quelle botteghe, il profumo che all'interno vi albergava. Tutti sappiamo quanto è forte ed indelebile, nella memoria, l'imprinting legato agli odori. Ad ogni ingresso in quegli autentici bazar si veniva immancabilmente accolti, direi quasi sopraffatti, dal medesimo profumo, il profumo tipico delle cose buone, genuine, autentiche, ovvero i salumi tipici della campagna emiliana. Nel preciso istante in cui varcavi la soglia lo avvertivi, alzavi la testa verso il soffitto e allora li vedevi, dovrei dire li ammiravi, autentico capolavoro donato a noi uomini dalla natura ancora incontaminata, dalla tipicità del territorio e dalle mani esperte di chi sapientemente li aveva confezionati... file e file di prosciutti, coppe e salami, i salami appesi a grappoli, addirittura, e al solo parlarne mi torna l'acquolina in bocca.

Ma non solo questi, per quanto saporiti, sono i miei ricordi legati alla Vespa, mi torna alla mente, ad esempio, una domenica pomeriggio ad Asti, credo che fosse l'anno 1963 oppure 1964, allorquando, partiti da casa in auto con la mia famiglia, ci incontrammo con lo zio vespista in quel di Piazza Alfieri ove era in corso un raduno dei Vespa Club dell'epoca. A ricordare quel pomeriggio particolare, di cui ricordo le lunghe file di scooters allineati, anche le due foto allegate scattate mentre cavalcavo la Vespa in compagnia di mia sorella e di mio padre immaginando di poterla un giorno guidare per davvero.

Per un po' di tempo i rapporti personali, e della mia famiglia, con lo scooter Piaggio si interruppero. Certo c'era sempre l'irriducibilità dello zio piacentino a mantenerci legati al mezzo. Per lui, ultra settantenne, la Vespa restò sempre e solo l'unico mezzo di locomozione a motore in quanto sempre si rifiutò di convertirsi all'automobile. La Vespa, pertanto, fu accantonata nel mio immaginario di ragazzo e uomo che scelse, come mezzo di locomozione alternativo all'auto, prima una Honda VFR 750 e successivamente la BMW R1100RT che ancora possiedo.

Con entrambe sono stati molti e tutti piacevoli i viaggi che io e mia moglie abbiamo compiuto, per puro svago e turismo, in Italia e anche nel resto d'Europa. Ma quando l'esigenza, o forse è meglio dire la voglia, di possedere uno scooter ha preso piede nella mia mente, da un recesso nascosto e polveroso dei miei ricordi ha fatto capolino la mitica Vespa.

Per storia vissuta e gusti estetici personali, dovendo pensare ad uno scooter, non poteva non venirmi in mente altro che la Vespa e se Vespa Piaggio doveva essere allora doveva necessariamente essere d'epoca, doveva inopinatamente e inequivocabilmente richiamare la mia infanzia. Era mia precisa intenzione ritrovare oggi lo stesso piacere di quelle gite fuori porta di ieri. Desideravo ricreare, riproponendolo oggi, uno spicchio di quei favolosi anni sessanta che tanto mi affascinano.

E così è successo che, parlando con un collega di lavoro, nonché collezionista di moto d'epoca, della mia intenzione di possedere una Vespa che mi ricordasse i miei trascorsi scooteristici, sono venuto in possesso di una 125 VNB4 tre marce del 1963, quella delle foto, che è tornata allo splendore dell'epoca grazie alla competenza, e dovrei aggiungere alla pazienza, di colui che oggi posso considerare un Amico... Luca Novarino.

La mia Vespa, quella che ora sono orgoglioso di presentare e possedere, non aveva certo un bel aspetto il giorno in cui la portai a casa e la guardai alla luce di un pallido sole novembrino... diverse ammaccature, un parafango che consigliava di essere sostituito, una quantomeno improbabile verniciatura a pennello a testimoniare il miserevole tentativo di restauro da parte di un precedente proprietario e, per quanto riguarda la meccanica, un motore che non veniva più avviato dal 1994, anno non lontanissimo nel tempo, è vero, ma si trattavano pur sempre di quindici anni di inattività. Confesso che più di una volta, guardandola, mi sono chiesto chi mai me lo avesse fatto fare ad imbarcarmi in una simile avventura.

Ma la mia Vespa ora è terminata. Dopo gli anni bui dell'oblio in un anonimo garage è stata perfettamente restaurata e ora fa bella e orgogliosa mostra di se ovunque io la porti (o è Lei a portare me?). Ha ripreso la strada, suo elemento naturale, per percorrere ancora tanti chilometri in perfetta efficienza e, per dirla con i Lùna Pop, per portarci ancora una volta a passeggio per i colli astigiani "con le ali sotto i piedi".

Eros

 

Papà

Papà

Raduno Vespe ad Asti

Raduno Vespe ad Asti

Raduno Vespe ad Asti

 

Prima...

Prima...

Prima...

Prima...

Prima...

Prima...

... durante...

... durante...

... dopo.

... dopo.

... dopo.

... dopo.

... dopo.

... dopo.

 

Torna al Dizionario delle Moto >