A112 Abarth PDF Stampa E-mail
Sabato 20 Marzo 2010 16:06

Il mio primo contatto con i rallies avvenne nel lontano 1978, quando il Rally Team di Chieri si trovò a passare sulle strade allora ancora sterrate del mio paese (Cortandone). Dopo essere stato incuriosito dalle prime ricognizioni che vidi, fui portato a conoscenza di tutto ciò che voleva dire la parola rally (PS, CO, Tabella ecc.) dall’amico Gigi, che era amico di amici di Tony Carello. Con trepidazione assistetti alla gara in una vera notte da lupi con pioggia e fango a gogò. Come dice qualcuno, un rally la prima volta che lo vedi o ti lascia indifferente, oppure ti entra dentro in modo virale. Ebbene quel virus era entrato prepotentemente nel mio cervello e seguire i rallies era diventato di primaria importanza, tanto che pianificare cosa fare in un determinato Week-end era vincolato dal fatto che non ci fossero gare in calendario in zona. Eravamo nel periodo in cui i rally erano in pieno fiore e sempre vicino al mio paese nacque la scuderia “Astigiana Corse”. A piccoli passi riuscii ad addentrarmi in quell’ambiente e a partecipare alle assistenze che perlopiù consistevano in cambi gomme e rifornimento, che però mi permetteva di essere vicino a quel mondo e quindi di sognare.

Nel 1982, trascinata dall’ondata di vittorie avvenute l’anno precedente dai f.lli Betti con la stupenda Stratos, la scuderia Astigiana passò dalle gare di zona alle gare del campionato italiano assoluto, e fu così che potei essere partecipe ad assistenze di gare blasonate come Targa Florio, Elba e Lana ecc. a fianco dei furgoni di Conrero, del Jolly Club o della Grifone e di riflesso alle vetture Top di quel fiorente periodo.

In quegli anni, in coda alle gare, partiva il trofeo A112 Abarth, e la prima volta che ebbi la possibilità di assistere ad un passaggio in prova speciale di quelle vetturette, che mi sentivo vicine in quanto uguali a quella che usavo io giornalmente, rimasi colpito da cosa si poteva fare con quei piccoli mostriciattoli. In particolare ricordo che successivamente vidi un passaggio sulla “Romanina” al Lana dove constatai che quello che pensavo fosse il limite, veniva oltrepassato di un bel po’. Mi dissi “questi son tutti matti”, però pensai anche che con quelle auto che il regolamento costringeva ad essere molto vicino alle auto di serie, ti potevi veramente togliere delle belle soddisfazioni, forse con dei costi tutto sommato ancora abbordabili.

Da allora cominciai a monitorare la cosa, cercando di reperire più informazioni possibili da piloti e meccanici di quelle vetture, relative ai costi per partecipare a 4 o 5 gare per stagione nella mia zona, e sui rialzi, fino a quando nell’84 spinto da Laura Cragnaz che diventerà la mia navigatrice e poi moglie, acquistai una A112 Abarth usata, di un raro verde chiaro per approntarla al gruppo N.

La preparazione con i particolari di sicurezza obbligatori, la cura dell’abitacolo, i rinforzi scocca consentiti dal regolamento, furono rigorosamente fatte nel garage di casa, così come la colorazione di bianco di tutte le parti esterne in plastica della carrozzeria, su consiglio di Laura, per donarle un aspetto più corsaiolo. Per la cura della parte meccanica mi rivolsi agli amici dell’officina Franco & Cataldo di Villafranca, che lavorando sull’equilbratura del motore, portarono effettivamente a 70 i cavalli a disposizione. Venne anche montata una frizione in rame e gli ammortizzatori di serie furono ritarati come per il trofeo. Per completare l’opera venne effettuata una maniacale cura dei dettagli per la salvaguardia dell’affidabilità .

In 6 anni (dall’85 al 90) con questa vettura ho disputato 24 gare con buoni risultati senza che si siano mai verificate rotture meccaniche tali da costringermi al ritiro se non per incidente. Pensate che il cambio è ancora quello di fabbrica, non è mai stato aperto!

Scaduta di omologazione a fine 90, non ho mai avuto il coraggio di venderla. Per me è come una figlia che ho cresciuto e con cui ci siamo divertiti insieme, ed oggi dopo aver tolto a malincuore il roll-bar ed i sedili anatomici per le consuete noie in occasione delle revisioni periodiche, ringiovanisco ogni volta che in occasione di raduni ho la possibilità di guidarla su quel misto che da sempre è il suo terreno preferito e che la rende irrispettosa verso vetture con cilindrata e cavalleria superiori.

L’anno di nascita è il 1978, è un Quarta serie a 4 marce ed è iscritto sia al registro Autobianchi che all’ASI

Ennio Amerio

 

 

Torna al Dizionario della Auto d'Epoca >