Collezionismo ed Affarismo: Le due facce dell’Hobby

La maggior parte dei frequentatori e dei potenziali acquirenti di auto d’epoca è rappresentata da maturi signori che, a seconda delle disponibilità e spesso con l’alibi, un po’ fasullo, dell’investimento, si illudono di azzerare con “quel” modello l’intervallo di tempo (20 o 30 anni almeno) tra i sogni giovanili e la realtà spesso pensionistica o quasi.

Ad assecondare questa impossibile scorciatoia sono soprattutto i commercianti che, in spregio dei più elementari canoni etici, rifilano spesso ai suddetti malcapitati, e a caro prezzo, bidoni luccicanti. La tattica prediletta consiste nel denigrare gli altrui manufatti ricorrendo al trucco obsoleto di far percepire al potenziale acquirente la sua impreparazione nel valutare le varie offerte e nel carpirne, poi, la fiducia facendo risaltare come assolutamente preferibile il proprio prodotto. È un gioco al massacro che alla fine fa cadere tutti i birilli in una partita fra concorrenti venditori che, quindi, non tanto per abbattere i costi, ma per ingigantire i profitti lesinano sulla qualità dei loro restauri.

In tal modo il povero “cuore” dell’acquirente (ingenuo!) viene calpestato dall’ingordigia e dalla presunzione del commerciante che non viene vissuto come il complice di un avventura spericolata, tornare indietro nel tempo, ma come un avversario da contrastare su stucchi, cromature e meccaniche da rianimare. Lo scontro è impari e la sconfitta è sicura.

I peggiori commercianti sono proprio i cosiddetti finti amici che furbescamente sembrano appassionati e romantici collezionisti inanellando una serie interminabile di falsi ricordi ora goliardici ora sportivi ora famigliari allo scopo di rinforzare, nel cliente, gli stimoli ancestrali che l’hanno indotto nella tentazione anagrafica del salto del ventennio o più.

Da questo dissidio insuperabile sete emotiva (acquirente) sete lucrativa (venditore) nasce una perenne frattura con una sola via di uscita: il venditore non professionale. La parità della condizione privatistica è già di per sé un’ottima base di trattativa perché consente al compratore di cogliere le caratteristiche di personalità del venditore e i reali bisogni suoi realizzativi. In ogni caso la condivisione dell’hobby che riguarda proprio “quel” modello induce una forma di rispetto reciproco inconscio perché legato alle ragioni profonde che lo fecero acquistare un tempo e riacquistare oggi. Il denaro diventa una sorta di transazione affettiva e non il volgare mezzo di un baratto.

Si ha l’enorme vantaggio di acquistare la fiducia del venditore e l’auto diventa il passo successivo: prima l’uomo poi la macchina!

Infine un’annotazione psicologica: perché comprare al supermercato o attraverso quelle oscene locandine a quadretti tutte uguali e bugiarde nel testo ammiccante, un bene così affettivamente investito da ricordi, sogni e antiche aspirazioni?

Quanto più è aderente allo spirito della ricerca del tempo perduto l’emozione del trovare “quel” modello attraverso il parlare, il conoscere più o meno coetanei afflitti dallo stesso identico virus della nostalgia!

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